Pillole di comunità educante

di nathan damioli

Una volta definiti i pilastri epistemologici attorno ai quali predisporre una progettualità comunitaria attenta alle vulnerabilità generazionali (si prenda visione dell’articolo Allenare il bene comune presente nella sezione articoli) è bene stabilire nel concreto quali strumenti possano essere coinvolti nella realizzazione di questa vocazione educativa e di come possano interagire in quadro di reti comunicanti volte alla promozione di interventi educativi a sostegno di una cultura della generatività e della condivisione:

La corresponsabilità familiare: dalle ricerche di Monica Amadini emerge la necessità di predisporre interventi educativi mirati a coltivare i processi di compresenza, a beneficio di uno spirito di corresponsabilità educativa.

In questo modo, le relazioni tra le famiglie e le istituzioni scolastiche si rivelano un’importante risorsa pedagogica, attraverso la quale diventa possibile accogliere, supportare ma soprattutto valorizzare le genitorialità nell’esercizio della propria cultura educativa e relazionale.

Questo passaggio implica la cura del dialogo fra le parti alternando uno sguardo pluralistico ad un’attenzione sempre più personalizzante.

La costruzione di alleanze aldi fuori del panorama familiare, favorisce inoltre a quest’ultimo un’opportunità di confronto per cui affrontare le proprie paure e le proprie insicurezze in termini di progettualità educative.

Non sempre però è presente una disposizione alla collaborazione, spesso le aspettative, le relazioni e i modelli educativi genitoriali tendono a scontarsi con gli obiettivi e le azioni della scuola, tuttavia, la corresponsabilità valorizza la comprensione delle rispettive diversità, rinnovando un impegno di inclusività affinché possano intrecciarsi prospettive educative complementari.

Per fare tutto ciò è necessario che entrambe le parti adottino azioni di decentramento, alimentando uno spirito di fiducia reciproca e di apertura al dialogo.

La compresenza e la corresponsabilità favoriscono la maturazione di un profondo senso di appartenenza attraverso l’esperienza dell’incontro in cui entrambe le parti si riconoscono protagoniste attive di una nuova prospettiva di alleanza educativa.

Quest’ultima, rinnova l’impegno alla partecipazione e all’accoglienza per cui genitori e figli possano trovare sostegno nella risposta ai rispettivi bisogni, accogliendo prospettive educative differenti in chiave generativa.

È inevitabile sottolineare quanto la realizzazione di tali aspirazioni passi attraverso la necessità delle istituzioni di investire nella qualificazione delle figure educative e nella progettazione dei rispettivi servizi a beneficio di competenze relazionali che sappiano accogliere le sfide della complessità genitoriale;

L’orientamento e l’empowerment scolastico: la scuola, afferma Bordignon, “ha il compito di valorizzare le attitudini e gli interessi dei ragazzi, fornendo modalità di apprendimento che si muovono a partire dalle loro potenzialità e risorse e consentendo loro di sperimentare il ruolo di protagonisti attivi”.

La diffusione di una cultura generativa passa soprattutto attraverso la progettualità organizzativa, professionale e didattica della scuola, in risposta al bisogno di attivare spazi in cui sviluppare competenze relazionali che favoriscano lo sviluppo di sintomi di condivisione.

Oltre alla promozione di opportunità di socializzazione, è necessario guardare al sistema scolastico come uno strumento di proiezione della persona, affinché quest’ultima possa trovare motivazione nei processi di orientamento verso il mondo adulto nella scoperta della propria vocazione e delle rispettive intenzioni.

Uno dei primi aspetti per cui è possibile realizzare tali prospettive è l’idea di una progettualità educativa di carattere eco-sistemica, ossia, un’istituzione che sappia riconoscere in tutte le sue componenti una preziosa risorsa nella costruzione di un futuro di senso che ponga al centro delle sue priorità l’unicità della persona.

La finalità della formazione educativa consiste infine nel qualificare il valore dell’esperienza, affinché i giovani possano sperimentare una cittadinanza responsabile attraverso la partecipazione attiva nella cura della relazione e della generatività;

Il contributo delle realtà associative: anche l’associazionismo ricopre una grande rilevanza all’interno di un sistema comunitario, in quanto all’interno di ciascuno si stabiliscano valori collettivi a cui appartenere, esprimendoli attraverso iniziative e azioni orientate al bene comune.

A tal proposito, Raffaele Mantegazza riconosce nell’adesione dei giovani a queste realtà, la preziosa opportunità di esprimere le proprie idee e il proprio pensiero innovativo, riconoscendo nell’associazionismo un tempo libero per cui dedicarsi a veri e propri progetti di carattere politico e generativo.

Inoltre, elemento da non sottovalutare, tali progettualità rappresentano un’occasione per conoscere sé stessi attraverso l’esperienza dell’incontro con gli altri, anch’essi testimoni a loro volta di esperienze da trasmettere.

L’associazionismo in questo modo si trasforma in una promessa di cura della comunità destinata a conservarsi di generazione in generazione.

Lizzola sottolinea infatti quanto questa dimensione permetta di recuperare nelle relazioni che viviamo i tratti di una grande avventura, di una storia che interessi i padri, i padri dei padri, i figli, i figli dei figli. Avvertendo la bellezza di riprendere i sogni dei nonni e di fare spazio all’attesa di novità e di inizio dei figli”.

A fronte di una complessità minacciata dalla frammentazione delle relazioni, la collaborazione e l’associazionismo aprono ancora una volta alla possibilità costruire comunità di valori condivisi dimostrando come generazioni diverse possano contribuire all’educazione di quelle che verranno.

La sostenibilità del mondo del lavoro: La precarietà generativa dei giovani adulti appare una questione strettamente legata alle innumerevoli incertezze del mondo del lavoro.

Dalla riflessione pedagogica di Magatti emerge dunque la necessità di promuovere un modello di lavoro sostenibile, che sappia trasformare buone pratiche in politiche altrettanto capaci di affermare una cultura generativa anche da un punto di vista occupazionale.

Un primo spunto viene stabilito dall’autore stesso il quale afferma che “lavorare in modo sostenibile significa, innanzitutto, creare le condizioni affinché le persone possano sviluppare la propria professionalità e rimanere attive durante tutta la loro vita in un’ottica di costante employability, eliminando i fattori che scoraggiano od ostacolano l’ingresso, la permanenza e la crescita nel mondo del lavoro”.

Altri aspetti riguardano invece la necessità di investire qualitativamente nella cura dell’ambiente del lavoro, riportando al centro delle questioni la necessità di garantire maggiori flessibilità negli orari e percorsi formativi in grado di soddisfare i requisiti del mercato e garantendo alla persona una buona impiegabilità nell’esercizio delle proprie competenze.

Una questione altrettanto decisiva nella diffusione di una cultura del lavoro generativa e sostenibile è promuovere i processi di inserimento e di permanenza all’interno del mercato del lavoro, lo stesso Magatti sottolinea come la necessità di allungare la durata media dei contratti a tempo determinato e l’incremento delle stabilizzazioni a tempo determinato possano accompagnare i giovani adulti all’interno di questa difficile transizione garantendo loro la possibilità di contrastare la precarietà del proprio futuro e dei rispettivi desideri.

In questo modo, l’azione della comunità educante non solo richiama ad un impegno di responsabilità presso le nuove generazioni ma favorisce la costruzione di percorsi di orientamento in grado di agevolare la complessità dei processi di transizione dell’età adulta.

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