Gli Amori...in adolescenza...ma non solo!
Di paolo giovanni zani
La famiglia contemporanea è passata da un ambiente normativo ad uno affettivo.
Il nucleo è bambino-centrico, ossia orientato alla piena realizzazione del figlio che diviene un rispecchiamento narcisistico dei genitori.
Attorno al figlio, quindi, ruotano le figure genitoriali che cercano in ogni modo di crescerlo con un’attenzione che lo pone al centro dell’”universo familiare”.
Tutto questo non può non determinare una forte accentuazione dell’egocentrismo, che implica un’esasperazione di aspetti narcisistici del figlio.
E quindi…
… se “io sono il centro” nelle dinamiche relazionali “l’altro è un mio satellite ed è funzionale a me”.
Vediamo ora l’influenza di questi tratti personologici all’interno di un contesto relazionali con i pari adolescenti nel campo della sessualità.
Non starò quindi, per il momento, sulla gelosia verso i fratelli ma all’interno di una dinamica amorosa.
Stiamo osservando, sul campo e gli studi lo sostanziano, ad un passaggio da un amore romantico, maggiormente tipico dei rapporti precedenti, ad un amore narcisistico che implica diverse manifestazioni comportamentali, soprattutto nel caso in cui si verifica la fine del rapporto sentimentale.
Se poi osserviamo quanto si sta verificando, con conseguenze estreme, nella vita di alcune coppie con comportamenti aggressivi e violenti, sia sul piano fisico che sul piano psichico, tra i partners diviene possibile riscontrare che queste caratterizzazioni amorose sono già presenti, ma si stanno consolidando e strutturando in ampi strati della popolazione di cui gli adolescenti sono un specchio.
L’amore romantico esponeva a sentimenti di angoscia per paure legate alla perdita o all’abbandono del partner a causa di un rivale, di gelosia dell’altro e di sacrificio per il proprio oggetto d’amore. Siamo in questo caso in un habitat dove “l’altro è al centro del nostro universo sessuale”.
L’amore narcisistico, invece, risulta caratterizzato da una maggiore permalosità e dal desiderio di vendetta legata ad una sorta di onta subita in una esperienza di rottura del legame.
Perché?
Ci troviamo di fronte ad una coppia composta da due adolescenti che si pongono in maniera paritaria nella dinamica di ruolo. Questo legame è più fluido, paritetico ed al servizio della piena realizzazione personale ed individuale.
La nuova modalità di amare e di stare in coppia diviene, sempre di più, un valorizzare sé più che dell’altro. Perciò risulta fondamentale che la dualità configuri una progettualità senza intaccare le esigenze di realizzazione soggettiva alla base dei processi di individuazione personali.
Allora… nel momento in cui viene meno la propria personale valorizzazione anche la coppia amorosa perde di significato. La rottura di questi legami determinano dei movimenti interni orientati maggiormente alla rabbia, alla furia e con aspetti di esasperazione violenta poiché la perdita è una ferita che intacca il valore di sé.
Ferita imperdonabile, a volte, che richiama un desiderio di vendetta.
D’altra parte un adolescente che ha vissuto poche frustrazioni esperienziali, che non lo hanno aiutato a de-centrarsi, fatica a tollerare un simile sopruso alla propria immagine che non vuole discostarsi da una pseudo-perfezione sempre più oggetto del desiderio personale, seppur fortunatamente ed umanamente irraggiungibile. Questa continua ricerca di un’idealità irraggiungibile mostra le fragilità di questi adolescenti che non accettano le frustrazioni presenti nella quotidianità e non in linea con l’alta considerazione di sé.
Tutto questo mostra la fragilità di un adolescente con caratterizzazioni intense di egocentrismo!
Dovrebbe far riflettere noi adulti su questi aspetti pedagogici, che non permettono il decentramento dei figli.
Dovrebbe da adulti farci soffermare a riflettere su alcune dinamiche di coppia e al loro legame che sono già presenti nella nostra contemporaneità e che gli adolescenti le portano alla nostra attenzione.
Non dobbiamo demonizzare
l’egocentrismo,
il valorizzare sé
e neppure
la realizzazione di sé
ma non possiamo
non accettare le frustrazioni presenti nella vita
che umanizzano
e che pongono dei limiti
alla nostra individuazione
per la presenza di un altro
rilevante
come il mio Sé.