Benessere personale e relazionale con il partner
di paolo giovanni zani
È proprio un segno della società contemporanea ed una forte evoluzione della relazione coniugale e di convivenza.
Mi sono chiesto più volte se c’è una relazione tra il benessere personale e la qualità del rapporto con il proprio partner.
Qualche anno fa… direi parecchi… la risposta era quasi certa.
Un nesso significativo era presente.
Ma ora, nel mio continuo studiare, ho letto un’interessante ricerca dell’Università del Texas (2019) che ha studiato se esiste una relazione tra le relazioni parentali ed il benessere individuale. Un buon studio longitudinale a 3 steps di misurazione (1994-2004-2013).
I risultati, in sintesi, hanno mostrato una significativa correlazione tra il benessere soggettivo e le qualità delle relazioni familiari (genitori, fratelli, nipoti…) con ripercussioni sulla salute anche fisica.
Fino a qui uno pensa… nulla di strano!
Invece… continuando… la qualità del rapporto con il partner non ha alcun peso sulla salute soggettiva nelle rilevazioni successive.
Certo qualcuno mi dirà che è una ricerca e come tale va presa.
Come uno strumento di analisi ulteriore della dualità di coppia e non come dato inconfutabile… K. Popper filosofo austriaco docet!
Però questi aspetti si stanno configurando in tante relazioni di coppia che da Sessuologo sto vedendo… poiché la sessualità porta in evidenza… mostra ciò che non va nella complicità, nell’intimità e nella gestione della “dinamica di potere”.
Sicuramente non in tutte… ma una tendenza consistente è presente.
L’incertezza della dinamica relazionale duale, riscontabile nella società attuale, non la rende più una dimensione importante nella stabilità del proprio benessere.
C’è un’incertezza nella presenza dell’altro nel tempo!
Il peso delle relazioni familiari è un elemento presente, soprattutto in questa famiglia affettiva, ad un punto tale che i figli adulti non riescono a differenziarsi dalla propria famiglia d’origine, con ripercussioni sull’individuazione delle persone e sulla dinamica tra i partners.
C’è sempre un “terzo importante” nella relazione che è un fattore d’interferenza.
Inoltre, si sta affermando sempre più un amore narcisistico e poco romantico.
Il soffrire, il sacrificarsi, il rinunciare… per l’altro è sostituito dalla “funzionalità della relazione”.
Insomma, siamo di fronte ad una “coppia negoziale”. Una relazione ego-riferita, non per forza disfunzionale se non diviene una caratterizzazione dominante e se si contempla un noi, non solo un “Io” ed un “Tu” distinti che non presentano punti d’incontro e di condivisione.
Il partner è sempre più funzionale a “me stesso”, ossia alla gratificazione, soddisfazione e sviluppo personale. Se termina questa funzionalità il rapporto si incrina e la coppia può “scoppiare”.
La fatica ed il desiderio di ricominciare nella fase di delusione, successiva alla fase d’illusione, non sono più elementi determinanti nella coppia.
Perché???
Perché poi, dopo la fine della relazione, è possibile trovare un’altra persona che darà sensazioni, sentimenti, emozioni forti come prima… finché funzionerà!
Eppure, coppie che si sono rialzate dopo una crisi e dopo aver trovato un nuovo equilibrio riescono a raggiungere una crescita personale e duale con una “base maturativa” maggiore.
No… non sto dicendo che tutte le relazioni devono avere un “per sempre”.
Me ne guardo bene!
Ci sono delle relazioni di coppia disfunzionali… che non hanno senso di esistere per sé, per il partner e soprattutto per i figli.
Ma il sogno di un “matrimonio paradisiaco” è irrealizzabile…
ma una vita di coppia gratificante e soddisfacente è possibile se i partners sono disponibili a “ritrovarsi” in un nuovo equilibrio di affermazione reciproca!