Pedagogia e generatività, le sfide della complessità
Di nathan Damioli
Le sfumature della vulnerabilità dipingono la complessità odierna come una dimensione avvolta da incertezza, disorientamento e povertà di significanza generativa.
Il risultato di questa rappresentazione è una sospensione dei desideri e una chiusura delle relazioni, per cui vige difficoltà nel reggere l’urto dei propri vissuti e quelli dell’altro.
Accanto a questa dimensione di separazione e disorientamento, la precarietà della vita evidenzia una mancanza di riferimenti e una scarsità di margini di sostegno degli stessi, per cui l’esercizio delle responsabilità di ciascuno si circoscrive all’interno di una dimensione fragile, separata dalla alterità e puramente autoreferenziale.
Questa visione cinica della realtà implica la necessità di stabilire un nuovo contatto con la propria vulnerabilità, affinché la consapevolezza del limite possa nutrire un bisogno di affido e di prossimità.
Come afferma Lizzola in un’intervista per Bene Comune, l’esperienza della fragilità contemporanea “può essere una linfa comune per costruire legami attenti, rende importante giocare le abilità, le capacità e le competenze mettendole in comune […] Attraverso una messa in comune della vita è possibile essere a fianco e sostenere queste fragilità”.
Ricostruire progettualità condivise appare dunque un’azione di resistenza alla nostra condizione esistenziale, ma soprattutto un obiettivo per ricucire le relazioni intergenerazionali a beneficio di un futuro di possibilità, di solidarietà e di speranza.
La nuova sfida pedagogica consiste nell’apertura di spazi all’interno dei quali coltivare queste prospettive, accogliendo i bisogni delle famiglie e dei giovani per orientarli nel corso dei processi di crescita.
In tal senso, l’educazione assume il valore di azioni preventive che possano restituire al mondo una nuova immagine di sé, non più minacciosa nelle sue contraddizioni, ma aperta all’accoglienza, alla cura e all’orientamento.
Per far sì che la pedagogia si riappropri della cura dell’etica della vulnerabilità territoriale occorre nutrire la consapevolezza della sottile asimmetria tra l’essere e il poter essere, coinvolgendo e stimolando le famiglie, i giovani e le istituzioni ad un’impresa di riconquista delle rispettive identità, affinché queste, possano convergere sistematicamente all’interno di una dimensione comunitaria capace di valorizzare le risorse condivise e di promuovere partecipazione.
Di fronte a questa situazione, vi è la necessità di un cambiamento profondo, di intravedere una nuova frontiera per una società che recuperi l’alleanza tra i bisogni degli individui e il buon funzionamento dei gruppi e delle istituzioni, in cui il sostegno sociale della cultura ritorni a rafforzare la crescita della persona, favorendone non solo la sicurezza e il benessere ma anche il suo sviluppo autonomo e la sua differenziazione, ovvero la possibilità che questa possa esprimere al meglio le sue capacità, le sue competenze, le sue motivazioni, i suoi desideri.
Tali prospettive implicano le seguenti intenzionalità: la pianificazione di interventi di empowerment territoriale, mettendo in campo risorse e professionalità capaci di predisporre e coordinare progetti formativi e contesti di sostegno educativo e di orientamento personale e professionale, una ridefinizione delle politiche e dei tempi di lavoro, con maggiori misure di contrasto alla precarietà giovanile, l’investimento nell’associazionismo e nel volontariato come realtà di sviluppo di una cultura diffusa del bene comune fino alla ricerca di nuove modalità ed esperienze che possano coinvolgere e valorizzare i legami generazionali.
È proprio all’interno di questa visione comunitaria che le famiglie e i giovani possono coltivare l’esperienza complessa delle transizioni in senso generativo, sperimentando nella condivisione delle proprie vulnerabilità una nuova maturità sociale.
In tal senso, il concetto di genitorialità si estende al difuori dei rispettivi nuclei familiari e della scelta di avere figli dando vita ad una nuova espressione della cura, della condivisione, dell’accompagnamento, dell’interdipendenza, del mettere al mondo il mondo.
La genitorialità sociale, mira a rielaborare una nuova concezione della responsabilità, attraverso la predisposizione di attività e servizi per le famiglie stesse, per i giovani e per la comunità. La generatività che contraddistingue questa riflessione, seppur con grandi complicazioni in termini di realizzazione all’interno della complessità odierna, esprime la forza che ogni esperienza di fragilità nasconde: l’opportunità di rimettersi in gioco a partire dalle proprie difficoltà, senza mai dimenticare i margini di potenzialità e relazionalità che ciascuno di noi custodisce.