Diario Auto-Formativo: un'opportunità di aiuto alla persona in campo pedagogico

Di paolo giovanni zani

Abstract:

“In questo articolo si cerca, in estrema sintesi, di descrivere questa opportunità di intervento verso la persona che mostra disagi o fragilità. Il Diario Auto-Formativo è uno strumento che offre una nuova struttura di formazione, sviluppo, crescita e maturazione della persona. Uno strumento che prende origine dalla Pedagogia Umanistica intesa come circolarità del processo di cura pedagogica tra Pedagogista e Persona.”

“In this article we try, in a nutshell, to describe this opportunity of intervention towards the person who shows discomfort or fragility. The Self-Trining Diary is a tool that offers a new structure of training, development, growth and maturation of the person. A tool that originates from the Humanistic Pedagogy understood as circularity of the process of pedagogical care between Pedagogist and Person.”

Più volte ho incontrato durante lo svolgimento della mia attività professionale, in questi miei 27 anni di esperienza sul campo, diverse persone e mi sono sempre chiesto come poterle aiutare in modo da dare continuità all’intervento. Sulla base di questo ho cercato di individuare un “caring pedagogico” che permettesse al soggetto o alla coppia di superare, nelle diverse situazioni che potevo incontrare, periodi critici o di fragilità in un’ottica di promozione integrale della individualità o della dualità.

In questa mia continua ricerca-studio-azione sul campo ho riscoperto il Diario come “strumento strutturato di caring auto-formativo”, funzionale ed efficace allo svolgimento della professione pedagogica in consulenza o in sostegno o in supporto alla crescita ed allo sviluppo del soggetto.

All’interno, quindi, della relazione pedagogica alla persona, che presenta i suoi diversi disagi che inficiano il proprio benessere, uno degli elementi di criticità e di fragilità, nell’efficacia del percorso, è poter interiorizzare, per rendere maggiormente “struttura”, quanto emerge o viene focalizzato o rielaborato o analizzato in studio, nella globale dinamica dialogico-linguistica ed extralinguisitca della relazione di cura pedagogica.

In effetti spesso la persona si sofferma sul “capire” la propria situazione, ma non trasla a sufficienza all’interno di un quotidiano e, inoltre, non è immediato ne scontato che lo traduca in azioni.

Il passaggio interiorizzante, degli “elementi portanti” individuati, in dimensioni comportamentali non è immediato e neppure facile.

Howard Gardner esprime, infatti, la necessità della traslazione all’interno di un processo pedagogico per fare in modo che il processo di apprendimento stesso non risulti superficiale e, parafrasandolo, non divenga “come la polvere che si deposita su di un mobile che con un colpo di straccio viene eleminata”.

Il passaggio in una zona di latenza è possibile e questo non aiuta steps evolutivi personologici a cui l’individuo ambisce verso una soggettiva promozione di se stesso.

Spesso, infatti, noi “capiamo” ma facciamo fatica a far divenire il tutto un comportamento che ci permette di dissolvere copioni che risultano disfunzionali nella vita di tutti i giorni.

L’incoerenza tra il capire ed il comportamento è osservabile a tutte le età.

Tra il capire ed il comportarsi “c’è di mezzo il mare”… come direbbero le generazioni dei nostri nonni.

La parola che utilizzano maggiormente i genitori, ad esempio, di fronte ad un figlio adolescente è “non capisce!”. In realtà il figlio ha capito benissimo, ma tra un comportamento orientato verso il senso del “piacere” e quello del “dovere” risulta scontata, umanamente, quale sia la scelta più semplice. Quindi non è una questione di capire… ma far divenire proprio… creare una “struttura interna a noi”, accettando le diverse fatiche legate alle “conquiste di crescita” che il “dovere” richiede posticipando le gratificazioni immediatamente connesse al “piacere”.

Anche noi stessi adulti mostriamo quanto sia difficile la scelta di “senso” in tutto questo nella quotidianità del nostro vivere.

Abbiamo capito, ad esempio, che il fumo di sigaretta ha delle conseguenze negative per il nostro organismo, ma continuiamo a fumare. Sappiamo benissimo, poi, che è importante mettere il proprio figlio nel seggiolino in macchina, per una sua maggiore sicurezza, ma spesso si vedono bambini in braccio ad un genitore per evitare un capriccio. Siamo a conoscenza dei rischi nell’utilizzare il cellulare in macchina, ma capita di consultarlo nonostante l’aumento di incidenti.

Ancora… sappiamo come si trasmette il coronavirus, ma durante le passeggiate le persone faticano a non assembrarsi aumentando l’incidenza. Infine si individua in studio, con una coppia, come gestire dinamiche emotive con il partner, poi in relazione non riescono a non innescare l’escalation tensivo-conflittuale.

Come Pedagogisti sappiamo l’esigenza di dare continuità e stabilità al processo pedagogico attivato in studio ed un modo possibile è utilizzare come strumento il “Diario Auto-Formativo” (D.A-F).

Una riscoperta di un’opportunità di apprendimento per non disperdere quanto faticosamente raggiunto in studio e che ha bisogno di una stabilizzazione. Ad esempio l’autoefficacia percepita sostanzia l’autostima di un individuo, ma risulta fondamentale la stabilizzazione della stessa per raggiungere un incremento di sviluppo degno di nota e non bastano, quindi, percezioni positive occasionali.

Il “Diario Auto-Formativo” (D.A-F) è un quaderno formato A5 con fogli bianchi, che richiama l’idea di un diario intimo personale scelto sulla base di continue esperienze e sperimentazioni che hanno determinato una simile scelta, favorendo una maggiore libertà e meno vincoli espressivi. Il poter eseguire dei “mandati” o “esperienze” a casa permette momenti di protagonismo formativo soggettivo che, scelti dal Pedagogista in base ai bisogni emersi ed uscendo dalla prestazione obbligata come in ambito scolastico, sono connotati da una profonda spinta motivazionale interna, conditio sine qua non di ogni incremento pedagogico della struttura personologica.

Sulla base di questo il Diario continua a permettere agganci, funzionali al processo pedagogico, tra lo studio ed il domicilio all’interno di un’immagine evocativa del “ponte”, che collega ed unisce i diversi momenti vissuti dalla persona trovando un incontro ed una “fusionalità emancipativa”.

I fogli bianchi permettono non solo aspetti maggiormente cognitivi utilizzando esclusivamente l’allografismo corsivo, ma anche degli aspetti affettivo-emozionali veicolati attraverso rappresentazioni grafiche che hanno necessità di libertà spaziali svincolate da linee o da quadretti.

Utilizzare il corsivo permette al soggetto di esprimere i diversi aspetti personologici, che solo questo allografismo permette, al di là del punto di vista estetico.

Diamo alla persona la possibilità di caratterizzare la scrittura esprimendo il proprio Sé peculiare e particolare, dandogli dignità e rispetto esistenziale.

Questo D.A-F diviene uno spazio intimo, da poter utilizzare anche in studio, ma che permette a casa di innescare una procedura auto-formativa, che si muove su un continuum temporale ossia su una linea che dal passato, porta al presente e successivamente si e ci spinge al futuro.

Su questo continuum temporale la relazione con il Pedagogista permette alle persona di conoscere maggiormente se stessa, ampliando quelle dimensioni a Sé sconosciute e che si svelano nella relazione con un “altro importante”.

Soffermarsi, sulla base di questo, su quanto Joseph Luft con la “finestra di Johari” (un modello grafico di consapevolezza e di coscienza di sé nelle relazioni interpersonali) e con la “Zucchini connection” (che permette di capire come si vedono le persone l’un l’altra all’interno di un contesto relazionale), come elementi teorici sottostanti, ci fornisce strumenti per comprendere come il soggetto possa soffermarsi sui diversi aspetti inesplorati e che potenzialmente possono divenire una risorsa, all’interno di un incremento di sviluppo che evolve lungo tutta l’esistenza di ogni persona.

La linea temporale d’intervento del Pedagogista prevede tre grandi dimensioni di lavoro:

Presente, Passato e Futuro.

Il parallelismo tra il lavoro in studio e quello successivo a casa, in un’ottica di alternanza della “dicotomia A-A” (ossia tra Aiuto e Autonomia), risulta funzionale al protagonismo della persona durante tutto l’intervento, all’evitamento di una pseudo-dipendenza dal professionista, allo sviluppo di apprendimenti olistici profondamente influenzanti le molteplici sfaccettature personologiche ed all’attivazione di nuovi stimoli per l’incontro successivo.

Una completa, integrale, totale e globale circolarità virtuosa anche del processo consulenziale o di aiuto!

Con il Diario il “Presente” lo si può sviluppare attraverso, ad esempio, un acrostico o una lettera di presentazione di se stesso in forma di parole-chiave o di narrazione. Successivamente, tramite la focalizzazione degli elementi salienti del dialogo pedagogico, facendo “sintesi” ed individuando elementi di interesse che, appuntandoli sul diario, permettono rispecchiamenti e lasciano una migliore traccia mnestica e focalizzazioni attentive. Associando tutto questo ai “risvegli emotivi e motivazionali espliciti ed impliciti” che divengono, sempre di più, terreno di apprendimento profondo con traslazione comportamentale significative.

Oppure le “Perle” ossia vissuti che emergono nel qui e ora in seguito alle strategie comunicative che possono essere svolte tramite il corsivo o rappresentazioni grafiche. Infine ad esempio con senso-percezioni che possono stimolare il “Puzzle-emotivo”, tessere configurate all’interno di un disegno complessivo di colori.

Le tecniche rappresentative richiedono la possibilità di sfumature cromatiche su sfondo emotivo. Sulla base di questo i pennarelli potranno essere solo utilizzati per evidenziare le “Parole-Chiave”, risveglianti vissuti aventi una connotazione di rilevanza. Per il resto risulta maggiormente opportuno utilizzare strumenti traccianti più adeguati ad esprimere l’”arcobaleno emotivo” di un individuo.

Il “Passato”, invece, è affrontabile spesso anche tramite l’autobiografia. Secondo Duccio Demetrio l’autobiografia, come cura (caring pedagogico) di Sé, permette alla persona di star bene con la propria storia con la presenza di cinque le condizioni:

  1. Dissolvenze: provare piacere nel ricordare, le immagini compaiono sbiadita, crepuscolari, sfumate nei contorni e quasi inconsistenti e vaghe;
  2. Convivenze: fa bene comunicare agli altri;
  3. Ricomposizioni: quando il ricordare, il raccontare ci trasmettono la sensazione di “tenerci insieme”, la mente ha bisogno di “gettare le reti tra i ricordi” infatti il singolo ricordo non è mai una sufficiente cura;
  4. Invenzioni: la creatività che scaturisce dai giochi connettivi, è l’immaginario autobiografico che facilita la scrittura personale;
  5. Spersonalizzazioni: disposti a fare ricerca occupandoci delle storie altrui, finché non si arriva alla realizzazione di un testo.

Il Diario permette alla memoria un ri-possedersi laborioso e tale da diventare un’impresa, quotidiana, di autoformazione.

Le ultime ricerche di neuro-pedagogia confermano che i ricordi non sono indelebili.

Nel momento in cui li ripeschiamo nella nostra memoria autobiografica li ricollochiamo non identici a prima, poiché attraverso la rielaborazione e la rilettura si riconfigurano con carichi emotivi diversi dai precedenti.

Nelle situazioni di vissuti intensamente negativi?

Il ripescarli non basta, ma serve poi un significativo e continuativo lavoro di ri-attribuzione, di ricodifica emotiva e di gestione delle influenze che si riversano nelle dinamiche relazionali quotidiane. Sulla base di questo stimoli come i personaggi-chiave della propri vita, gli oggetti (soprammobili, abiti, …), gli interni fondamentali (luoghi “chiusi”, stanze, cortili, giardini, vicoli, cunicoli,…), i paesaggi (luoghi “aperti” campagne, spiagge, montagne, fiumi,…), le sensazioni più antiche (odori, suoni, colori,…), le scene quotidiane (i “quadri viventi”, i gruppi di famiglia,…), i compagni di gioco o di scuola, gli amori (persone, animali, giochi,…)…. e tanto altro divengono sollecitazioni evocative di molteplici vissuti biografici.

Infine il “Futuro”!

Questa è la dimensione temporale che innesca e attiva per eccellenza maggiori energie, poiché è alimentata dalla mobilitazione di risorse relative al proprio progetto esistenziale. La definizione di un proprio progetto determina nel soggetto una forte tensione a raggiungerlo, consapevoli che non sarà in toto perseguibile e che sarà sempre soggetto a possibili evoluzioni e cambiamenti in una visione di adattamento e flessibilità.

Ma la metà, il rifugio, attiva e risveglia mobilitando risorse interne inaspettate e funzionali. Immediatamente l’individuo avrà chiaro, che durante il viaggio, potrà incontrare dei cambiamenti di sentiero o di percorso prima non contemplati. Il progetto esistenziale è presente, certo ma adattabile.

La Pedagogia Creativa ci può dare una mano con le esperienze, ad esempio, della “Finestra”, del “Cruscotto”, del “Pozzo dei Desideri”, del “Sentiero”… e tante altre dalle quali attingere con un adattamento metodologico.

Allora… in questo ipotetico percorso di aiuto la “Finestra” permette di guardar fuori e produrre una visione di quello che vedo, osservandolo nei suoi diversi colori e cromaticità emotive.

Il “Cruscotto” sollecita ad individuare quali figure significative portare su una “macchina a 4 posti”. Il protagonista è nel lato guida, ma chi sarà il navigatore?

Una persona di cui non si potrebbe fare a meno. Poi i passeggeri… chiedendosi chi portare per la presenza di soli due posti. La scelta delle figure importanti sono fattori rassicuranti e di sostegno nei momenti di disagio, ma anche di gratificazione.

Invece il “Pozzo dei Desideri” permette l’individuazione di quali desideri e bisogni sostengono il proprio viaggio e ai quali ambire, anche di fronte a possibili frustrazioni naturalmente presenti nel peregrinare.

Infine il “Sentiero” offre l’opportunità di anticipare le aspettative, le preoccupazioni e le sicurezze nel proprio procedere in questo cammino verso un futuro incerto, instabile ma generativo e creativo in termini soggettivi.

Al di là di una relazione condotta e orientata dal Pedagogista il soggetto potrà trovare, nel rispetto del profilo d’intelligenza e del libero arbitrio, la propria caratteristica e peculiare modalità espressiva con altri strumenti ed esperienze che può attingere dalla musica, dalle canzoni, dalle poesie, dai quadri, dalle fotografie, dal movimento, dalla natura… scoprendo nel Diario un medium per veicolare contenuti affettivo-emozionali che danno sostanza nella ricerca della felicità personale.

Infatti come ha dichiarato in un passaggio di A.P. Billa nel Convegno “Il Pedagogista Clinico risorsa nella società della solitudine” nel marzo 2017:

“La nostra felicità alberga in noi.

Le risposte sono dentro di noi.

Vi sono dei momenti in cui avvertiamo la necessità di essere guidati o stimolati, sostenuti, accompagnati…

ma solo per il tempo che ci consente di ritrovare l’equilibrio e proseguire lungo la nostra strada.”

In questa breve sintesi ho cercato d’illustrare il complesso ed articolato pensiero che sostanzia questo rinnovato strumento pedagogico a consulenza, a sostegno, a supporto e a completamento della nostra professione, ma soprattutto nel rispetto del nostro specifico e peculiare approccio all’uomo.

L’utilizzo di un simile “Diario Auto-Formativo” (D.A-F) richiede un percorso di formazione specifico, che contempla, contemporaneamente, da una parte gli aspetti teorici e i diversi strumenti, ma dall’altra un’opportunità di mettersi in gioco in prima persona.

Quest’ultimo aspetto è l’elemento cardine!

Possiamo comprendere le potenzialità di un simile strumento come protagonisti e, parallelamente, lavorare in profondità su noi stessi in un’ottica di una preparazione personale e non solo professionale.

Bibliografia:

Berger P.L., Luckmann T. – “La realtà come costruzione sociale” – il Mulino.

Dossik J., Eugene S. – “Pedagogia Creativa” – Edizioni Magi.

Duccio D. – “Raccontarsi” – Editore Raffaello Cortina.

Duccio D. – “L’educazione non è finita” – Editore Raffaello Cortina.

Gardner H. – “Educazione e sviluppo della mente” – Edizioni Erickson.

Gatti G., Polleri R. – “La scrittura creativa: una nuova prospettiva pedagogica – Rivista ANPE.

Oliverio A. – “Il cervello che impara” – Giunti.

Luft J. – “Dinamiche di gruppo” – Città Studi Edizioni.

Zani P. – “Per una nuova riflessione nella relazione d’aiuto… pedagogico-clinica” – articolo in Rivista Pedagogia Clinica n. 41.

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